L’ AGLIANICO DEL TABURNO

Si tratta di un un vitigno rosso coltivato prevalentemente in Basilicata, Campania, ma anche in Puglia e Molise.
È un vitigno antico, probabilmente originario della Grecia e introdotto in Italia intorno al VII-VI secolo a.C. che trova le sue massime declinazioni nell’ Aglianico del Taburno DOCG – Senza dimenticare la provincia di Avellino (Vertecchia di Pietradefusi) dove è il vitigno fondamentale per la produzione del prestigioso Taurasi DOCG, importante rosso del Sud Italia – e nell’ Aglianico del Vulture.
Il primo, quello del Taburno, predilige zone collinari dal clima mite e piogge abbondanti: la provincia di Benevento ha una storia vitivinicola millenaria, citazioni del vino sannita si trovano negli scritti di Platone Comico (V sec a.C.) e di Plinio. Il vero nuovo decollo però si ebbe solo intorno all’ anno 1000 grazie ai vigneti dei monaci. Landulfo, vescovo di Benevento, arrivò a decretare l’obbligo di piantare una vigna presso ogni convento.
L’Aglianico del Vulture è un vino DOC del vitigno Aglianico, la cui produzione è consentita nella zona del Vulture, in provincia di Potenza (Basilicata). Con oltre 1500 ettari di superficie iscritta all’Albo dei vigneti e dei vini DOC, è annoverato tra i più grandi vini rossi d’Italia, è ottenuto dalla vinificazione in purezza delle uve appartenenti al vitigno omonimo, che si trova nei vigneti ubicati ai piedi del Monte Vulture, un vulcano spento da millenni. In questa zona l’ Aglianico viene coltivato fino a 800 metri di altitudine, ma trova le condizioni più propizie fra i 200 e i 600 metri. Esistono due diciture per indicare il tempo di invecchiamento: Vecchio, per un minimo tre anni, e Riserva cinque anni. Alcune fonti storiche certificano l’antichità di questo vitigno dai resti di un torchio dell’età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l’agreste divinità di Dionisio; il vino era tra i preferiti di Federico II e Carlo I d’ Angiò.

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