Eremo di San Menna – Vitulano – Benevento

Eremo di San Menna – Vitulano – Benevento

L’Eremo di San Menna (IX secolo) è immerso tra le montagne ed è situato su un’ala del Monte Pentime, a ca 1200 metri slm, dove la tradizione vuole che sia vissuto in volontario esilio San Menna eremita.

S. Menna, santo Patrono di Vitulano,  nacque a Vitulano nel VI secolo d.C. all’epoca della dominazione longobarda. E’ il vir Dei di S. Gregorio Magno che lo ricorda nei suoi Dialoghi. Le incalzanti dominazioni barbariche devastarono il Sannio e indussero San Menna a rifugiarsi, solitario eremita, sui monti della sua terra. Invocato, soprattutto, per il latte materno da parte delle donne che ne erano sprovviste, la sua fama ben presto si diffuse in tutta l’Italia meridionale, trovando maggiore slancio dopo la conversione dei Longobardi del Sannio al Cristianesimo (VII secolo d.C.). La sua vita, i fatti prodigiosi a lui attribuiti e la sua opera di difensore dei deboli e della tradizione religiosa ne fecero l’”Apostolo del Sannio“. Morì intorno al 583.

Vitulano-Eremo-di-San-Menna

Nel 1094 Roberto conte di Alife e di Caiazzo fece trasportare le reliquie dell’eremita, rinvenute in un oratorio sul Monte Taburno, nella Cattedrale di Caiazzo. In seguito le reliquie furono trasferite in S. Agata de’ Goti, in una chiesa che porta oggi il suo nome e che Papa Pasquale II consacrò nel 1110.

Fu eletto il 10 aprile 1705, in solenni assemblee di popolo e di clero, Patrono di Vitulano. E’ venerato sia nella Valle Vitulanese che in molte diocesi dell’Italia meridionale.

Il  Tempio di San Menna nell’antichità probabilmente non era un Eremo, ma un edificio di Culto di più considerevoli dimensioni molto trafficato di fedeli ed anche forestieri.

La sua edificazione avvenne verso il 975,  a spese di Teodrice ed Assueto figli di Aroaldo di Tocco.

Era nelle dipendenze del monastero di Santa Sofia in Benevento, ma prima forse di santa Maria delle Grotte. Successivamente, nella prima metà del XVII secolo, Papa Innocenzo X, per carenze di vocazioni emanò un editto, con tale obbligava l’abbandono di tutte le strutture monastiche che contavano meno di dodici unità. A differenza di Santa Maria delle Grotte, che fu completamente abbandonata, quella di San Menna, siccome proprio sul monte annualmente si festeggiavano i riti in onore del Santo, dopo il terremoto del 1688 fu ripristinata ma anche ridimensionata.

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