Luzzano di Moiano – La rivolta degli anni 30

Luzzano di Moiano, in provincia di Benevento,

fu protagonista nei primi anni trenta

di una clamorosa rivolta

contro il sistema fiscale applicato dal regime fascista.

I fatti ci sono stati narrati dal signor Vincenzo Massaro, che all’epoca era un adolescente, ma che ha ben impresse nella memoria quelle drammatiche giornate.

A Luzzano di Moiano il sistema fiscale, in quegli anni, era costituito dal “dazio”, al quale si doveva dichiarare le quantità di olio e vino prodotte, l’uccisione di capi di bestiame e anche la costruzione di una nuova casa.

L’ufficio di Moiano era in piazza S. Pietro ed era gestito da Filippo Meccariello che si avvaleva dell’aiuto di un impiegato.

Il sistema era molto rigido, tutto doveva essere dichiarato, finanche i pochi litri di vino che le donne portavano in campagna agli operai impegnati nella vangatura del terreno.

Le donne di Luzzano di Moiano si dovevano recare a Moiano, ogni mattina, per pagare il dazio sul vino.

Così quando nella notte del 12 dicembre 1933 alcuni impiegati del dazio andarono in una trattoria in piazza San Nicola a Luzzano di Moiano per elevare una contravvenzione, si scatenò la rabbia dei presenti.

Gli impiegati furono malmenati e il gruppo di “rivoltosi” si diresse verso Moiano per distruggere l’ufficio del dazio: staccò l’insegna dal muro, la trascinò per tutto il paese come un trofeo.

Altri insorti, intanto, dettero caccia a Filippo Meccariello che fiutato il pericolo riuscì a scappare.

La rivolta nata così per caso, si smorzò con l’arrivo della notte.

La mattina seguente, però, i Carabinieri mandati da Benevento entrarono in paese, mentre la gente usciva dalla messa e, scambiando il clima di festa domenicale con gli ardori della rivolta, effettuarono degli arresti.

A nulla servì l’opera di mediazione del parroco don Domenico Oropallo.

La reazione del popolo di Luzzano di Moiano fù incontrollabile, dalle case e dai terreni che si affacciavano sulla piazza partì una fitta sassaiola; un Carabiniere fù gravemente colpito alla testa.

Nel pomeriggio arrivarono a Luzzano di Moiano altre forze dell’ordine che armate con mitragliatrici bloccarono l’unica strada d’accesso al paese.

Nella notte tra il 13 e il 14 dicembre due Carabinieri di Luzzano di Moiano in servizio a Napoli furono chiamati a ricostruire gli avvenimenti e a individuare i colpevoli: così il 14 sera scattò una grande retata.

I Carabinieri controllarono tutto il paese, porta a porta, alla ricerca degli indiziati.

Uno dei ricercati, Pietro Iodice, riuscì a scappare e, rifugiatosi nei boschi intorno al paese, lanciò l’allarme con un corno, dando la possibilità a molti di fuggire.

Quella notte furono arrestate una quarantina di persone, alcune completamente estranee alla vicenda.

Il clima di tensione durò alcuni giorni, durante i quali continuarono le ricerche di coloro che erano riusciti a sfuggire alla prima retata.

Gli arrestati furono portati a Benevento, in attesa del processo. Per sostenere le spese processuali i luzzanesi si tassarono per alcuni anni, permettendo anche ai meno abbienti una appropriata difesa.

Le pene furono “esemplari”; da alcuni mesi fino a 6 e 7 anni; la condanna più lunga fu inflitta ai fratelli Anna e Pasquale Massaro, detto ò beato, scarcerati alla vigilia della guerra.

Molti giornalisti dell’epoca riportarono la notizia del piccolo paese ribbelatosi al regime.

Ancora oggi si riconosce nel popolo di Luzzano di Moiano quella unità e decisione che lo hanno reso protagonista in quel particolare momento storico.

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